No news from Nowhere

Roma - luglio 2010

E' una calda giornata di luglio quando una ragazza, incuriosita dalla mia macchina fotografica, viene a chiedermi se se sono un giornalista. Mi dice che laggiù le case sono sporche e fatiscenti, che la gente non vuole più viverci, che ci sono i topi. Suggerisce di buttarle giù con una ruspa. Guardandomi bene intorno non posso che darle ragione: ovunque casermoni di cemento abbandonati a se stessi, finestre rotte, intonaco scrostato. I pochi angoli di verde hanno finito con l'ingrigire anch'essi. Qualcuno ha perfino colorato di giallo o di rosso il grigio del cemento, con l'illusione di far apparire un po meno squallido quel fondale monocromo. Poco più avanti un gruppo di ragazzi gioca a palla: mi chiedono di non fare foto. "Ho problemi con la legge", dice uno con aria non troppo seria, e poi m'invita a fare due passaggi con loro: utilizzano i piloni come porta per calciare i rigori mentre a poca distanza una bambina gioca a nascondino con la mamma. Sembra quasi che la gente in questo posto si sia adattata con rassegnazione alla propria realtà.

Negli anni '70/'80 questi quartieri alla periferia di Roma, frutto dei piani - i cosiddetti PEEP - per lo sviluppo degli alloggi economici e popolari, erano considerati avanguardia architettonica, piccole oasi felici nelle quali vivere in comunione con gli altri. L'idea era quella di ovviare all'abusivismo edilizio mediante la costruzione di piccoli centri strutturati, autonomi e ben collegati con il centro della città. Difficile da credere mentre il mio autobus scorre lungo il viale del Corviale per tre lunghissime fermate.

Negli ultimi anni le istituzioni dicono di essersi accorte degli errori, di aver capito di aver costruito delle macchine per l'alienazione. Promettono più verde, più strade, più centri commerciali. Promettono anche di buttare giù i ponti più degradati del Laurentino 38, di provvedere al problema dello spaccio di droga nelle torri di Tor Bella Monaca, di mettere in sicurezza i palazzoni pericolanti di Tor Sapienza. Intanto la gente aspetta, isolata e paralizzata dal gran caldo estivo, ascoltando gli echi del telegionale."More news from Nowhere..." recita una canzone di Nick Cave alla radio. Da qui le notizie non sono mai partite.

(Matteo Angelini)